Il succhiotto

Alle dieci della mattina la fascia di arenile che da Marinella si estende fino a Forte dei Marmi era affollata di bagnanti sino alla battigia. Accalcati come api dentro un alveare, uomini, donne, bambini e anziani, erano distesi sulla sabbia ad abbronzarsi. Ed io ero come tutti loro. Avevo lasciato Parma di buon ora, verso le otto, in compagnia di Giusy, intenzionata a trascorrere il giorno di festa coricata sulla sabbia a prendere la tintarella, lasciandomi alle spalle le ansie e le preoccupazioni della vita quotidiana. Una leggera brezza marina trascinava verso la spiaggia il profumo della salsedine. L’odore andava a mischiarsi alla nauseabonda puzza che proveniva dalla pineta, poco distante dalla spiaggia, dove alcuni gitanti stavano arrostendo carne e pesce sulla griglia di qualche barbecou. La musica del lettore Mp3 vibrava nelle membrane degli auricolari che tenevo appiccicati alle orecchie. Da ogni direzione giungeva, insistente, a intervalli regolari, il trillo dei cellulari. Lo strepitio di voci, suoni, imprecazioni ed urla, mi teneva compagnia in quella che doveva essere una tranquilla domenica di riposo. Prelevai dalla borsa da mare un flacone di ambra solare e mi sistemai sopra lo sdraio. Cosparsi il latte idratante sulla pelle, iniziando dalle braccia, spalmandolo con cura, senza troppa fretta. Indossato avevo solo un tanga nero così minuscolo da farlo sembrare invisibile. La parte superiore del costume l’avevo tolta per abbronzarmi integralmente le tette. Giusy si alzò dallo sdraio dove stava coricata, prese il flacone di crema solare e s’incaricò di cospargermela sulla schiena. Spruzzò più volte la crema sulla pelle massaggiandomi le spalle. Girai il capo nella sua direzione e la guardai in viso. D’improvviso mi prese una dannata voglia di baciarla. Avrei voluto infilarle la lingua fra le labbra e crogiolarmi della saliva che occupava la sua bocca. Invece restammo a guardarci per qualche istante consce del desiderio che albergava in entrambe. Piegai il capo da un lato e andai a strusciarle il dorso della mano con la guancia. Giusy mi appariva bellissima, molto più del solito. Gli occhi azzurri, simili a due zaffiri, sprigionavano un particolare bagliore ogni volta che i nostri occhi andavano a incrociarsi. Mi coricai supina sullo sdraio e rimasi in attesa di ricevere ancora una volta le sue carezze. Giusy cosparse la crema d’ambra solare sulle mammelle. L’insistente contatto delle dita mi provocò l’inturgidimento dei capezzoli. Proseguì nel distribuire il latte idratante sulle areole dei capezzoli facendomi gemere dal piacere. Le carezze di Giusy sulla pelle mi trascinarono in un vortice di eccitante passione. Mi abbandonai alle sue amorevoli cure permettendo che le dite mi esplorassero il ventre sino a raggiungere il pube. In quell’istante emisi dei gemiti, brevi, ma inconsulti. Non mi scostai da lì, lasciai che Giusy si dilettasse nel toccarmi senza mai spostarmi. La gente tutt’intorno sembrava non interessarsi ai nostri giochi amorosi. Ai più dovevano sembrare gesti innocenti quelli della mia compagna, ma non era così perché ero eccitatissima. Nella spiaggia la maggioranza dei bagnanti erano impegnati a fare qualcosa. I Vu-Cumprà offrivano della mercanzia, i bambini giocavano a nascondino rincorrendosi tra gli sdrai, gli anziani giocavano a carte all’ombra dei parasole, i cellulari squillavano, le radioline emettevano musica. Tutti erano in attesa del pranzo di mezzogiorno. - Bomboloni… bomboloni… bomboloniii… - Gelati… cornetti… ghiaccioli… - Cocco… cocco… coccooo… Divaricai le cosce augurandomi che Giusy si affrettasse nello spruzzare dell’altro latte idratante sulla pelle. Proseguì a massaggiarmi esercitando dei movimenti delicati con le mani, poi si fece più audace. Risalì con le dita le cosce fino a raggiungere l’inguine sfiorando più volte le labbra della passera infilandosi sotto il tessuto del tanga. Il massaggio delle sue mai era tonificante. Tenevo gli occhi socchiusi e non osavo guardarla in viso per non correre il rischio di abbracciarla davanti a tutta la gente. L’unguento, oltre a produrre sulla pelle un’azione idratante, esercitava una azione umidificante della fica che sentivo bagnata d’umore per merito delle carezze della mia compagna. Giusy proseguì nella sua opera detergendomi il liquido sulle gambe fino a raggiungere le falangi dei piedi. Si occupò di strofinarle con devozione, solleticandomi gli alluci. Trascinai via i piedi scostandoli da una parte. Allora Giusy si allontanò e andò a distendersi sul lettino di fianco al mio. Prima d’immergersi nella lettura di un libro, lanciò uno sguardo nella mia direzione e sorrise. Rimasi col fiato sospeso lasciando che il mio stato di eccitazione sbollisse poco per volta. Inforcai gli occhiali da sole e, prima di riprendere la lettura del libro, mi guardai attorno protetta dalle spesse lenti nere agli occhi. Alcuni ragazzi transitarono dinanzi alla postazione dove stavo coricata. Si fermarono e rimasero ad osservare il mio corpo nudo impudicamente esposto ai loro sguardi. Le tette sembrarono attirare il loro interesse. Rimasi lusingata da tante attenzioni. Chiusi gli occhi per l’imbarazzo e li riaprii solo quando se ne furono andati. Le vibrazioni della voce di Jennifer Lopez sollecitavano i timpani delle mie orecchie impedendomi di ascoltare un qualsiasi altro rumore Girai il capo da un lato e con sommo stupore vidi avvicinarsi, quatto quatto, un bimbo della presumibile età di un anno o poco più. Carponi scivolava sulla sabbia deciso ad accostarsi al lettino dove stavo coricata. L’osservai con curiosità, consapevole che aveva approfittato di una distrazione della madre o di chi l’aveva in custodia per svignarsela e andare alla scoperta del mondo circostante. Nel momento in cui raggiunse lo sdraio si aggrappò al legno che faceva da sostegno al lettino. Abbarbicato sulle mie gambe volse lo sguardo nella mia direzione. I capelli scuri, scompigliati, facevano da contorno al viso sorridente e alle guance paffute. Il pistolino che gli penzolava fra le cosce non lasciava dubbi sul sesso del fanciullo. Facendosi forza con entrambe le mani s’inerpicò sul lettino sgattaiolandomi sulle cosce fino a stendersi sul mio ventre. Sorpresa per quell’imprevista incursione non sapevo come comportarmi. Eppure durante l’esercizio della mia professione d’infermiera mi era capitato in più di una occasione di avere a che fare con dei bambini, invece ero imbarazzata. Tutt’a un tratto allungò le dita su di una tetta. Avvicinò le labbra ad un capezzolo e iniziò a succhiarlo per suggere il latte. Sorpresa dall’evolversi della situazione mi sentii smarrita, incapace di una qualsiasi reazione. Le labbra del bimbo succhiavano il capezzolo inglobandolo per intero nella bocca. La minuscola mano cingeva la rotondità del seno e sembrava volerlo attirare con forza a sé. Non era eccitazione quella che provavo, ma un piacere inconsueto mi pervase. Non avevo mai assaporato una simile sensazione. Accarezzai il capo del bimbo e lasciai che succhiasse il capezzolo. Le grida di una donna vennero a interrompere l’azione del pupo. - Ma che fa. Non si vergogna? Mica è suo figlio questo. Sporcacciona! Ma guarda che razza di puttane ci sono su questa spiaggia. Si vergogni! - Ma, io… veramente. - Stia zitta! Altrimenti vado a denunciarla ai carabinieri. Ad urlare era una donna anziana. Probabilmente era lei ad avere in custodia il bambino. Mi strappò dal capezzolo il bimbo e lo prese fra le braccia. - La denuncio! La denuncio! Ma guarda un po’ cosa si deve vedere su questa spiaggia. - Ma dai Grazia… lascia stare. - cercò di rabbonirla un uomo anziano che l’accompagnava. Il bimbo, sorpreso da tanta confusione, incomincio a piangere come sono soliti fare i lattanti quando gli viene tolto l’oggetto del loro piacere. Nel frattempo attorno a noi era andato formandosi un capannello di gente. I due anziani ripresero posto sotto l’ombrellone a poche passi da me e da Giusy. La folla di curiosi, sbollito l’interesse, si allontanò poco per volta. Ognuno tornò alle proprie occupazioni. Al ritorno dal mare l’autostrada della Cisa era intasata di autovetture. Alla guida dell’Opel Tigra rincorrevo un serpentone di autovetture costrette a rallentate la velocità a causa dei lavori di manutenzione alla sede stradale. - Si può sapere che cazzo c’hai? Erika? E’ tutto il giorno che non biascichi una sola parola. Ti ho fatto qualcosa? Sei arrabbiata con me? Giusy appoggiò la mano sulla mia che impugnava la leva del cambio e l’accarezzò. - Non sono arrabbiata, sono solo stanca. Lo sai che il sole mi provoca stanchezza. Adoravo Giusy, era la mia compagna ideale. Stavo bene insieme a lei e ne ero innamorata, ma sulla spiaggia avevo preso coscienza di quanto era stato bello scoprirsi madre, seppure per pochi istanti, fino ad allora avevo rimosso questa eventualità. Tenere attaccato al capezzolo quel bimbo, seppure per pochi istanti, mi aveva lasciato addosso un grande rimpianto. La luce dei fari frugava nel buio della notte e illuminava la sede stradale. Seduta nell’abitacolo guidai con cautela attenendomi ai limiti raccomandati dalla segnaletica stradale. Dopo un viaggio di due ore raggiungemmo la pianura, finalmente eravamo di nuovo a casa.

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