Ilaria

Quando suonarono alla porta ero certo che mi sarei trovato di fronte ad Ilaria, infatti, era lì, sul pianerottolo ad aspettarmi. Prima che salisse le scale ero stato raggiunto da una sua telefonata. "Sei solo?" mi aveva chiesto. Stavo per risponderle in modo affermativo, ma lei si era dimostrata più rapida della mia voce e, senza aspettare una risposta, aveva formulato una seconda domanda: "Sto venendo a casa tua. Posso salire da te? Non dirmi di no, ti scongiuro" Non vedevo Ilaria da un paio d’anni, eppure c’era stato un tempo in cui avevamo mantenuto un fitto rapporto epistolare. Era stata lei ad interromperlo, lo aveva fatto in maniera unilaterale, senza degnarmi di una spiegazione. Consideravo Ilaria una delle migliori autrici di racconti erotici che frequentavano la rete. I suoi racconti, come quelli di poche altre autrici, erano fra i più apprezzati dagli amanti di un erotismo raffinato e voluttuoso. Mi sentivo onorato della sua amicizia, ma quando smise di rispondere alle mie lettere ne fui dispiaciuto e mi riuscì difficile giustificare la sua condotta. Il suo atteggiamento mi fu chiaro quando il nickname scomparve dai siti web che era solita frequentare. Anche dei suoi racconti rimasero poche tracce in rete. Il sito che raccoglieva le sue fiabe erotiche scomparve, rimosso dalla rete. Eppure in più di un’occasione mi aveva confidato che comporre racconti e poesie era il suo hobby preferito, tanto da farle confessare che dello scrivere le sarebbe piaciuto fare una professione. - Ciao, come va? - furono le prime parole che pronunciò vedendomi. - Mi fai entrare? - Sì certo. - dissi. - Sorpreso di vedermi? - Un po’, ma accomodati pure. Dai… non stiamo sulla porta. Chiusi l’uscio alle sue spalle e condussi Ilaria nel soggiorno. Non era mai stata a casa mia, anzi, a dire il vero c’eravamo incontrati una sola volta durante la nostra prolungata conoscenza. Abitavamo nella stessa città eppure non avevamo mai sentito l’esigenza d’incontrarci di persona. Nemmeno c’eravamo incrociati per le strade del centro. Ma allora cosa era venuta a fare a casa mia, cosa voleva da me? Questa domanda mi martellava nella testa, ma non sapevo quale risposta dare a questo interrogativo. - Ti ho portato un barattolo di gelato. Panna e cioccolata, come piace a te, se ben ricordo. Ti va? - Oh, sì, grazie, ma non dovevi disturbarti. Lo metto nel congelatore, lo consumiamo quando si sarà rappreso. - E poi… una bottiglia di chinotto. - Pure! - Eh… lo so che ne sei goloso. - Goloso proprio no, ma preferisco questo tipo di bevanda agli alcolici. - Non sai cosa ti perdi! Si prova un immenso piacere nel sorseggiare del buon vino. E poi quando si è brilli si diventa allegri e sì perdono tutte le inibizioni. - Lo lascio a te questo piacere. - I quadri alla parete li hai dipinti tu? - Ti piacciono? - Humm… sono tutti ritratti di nudo femminile. - Sì, e allora? - Niente, è solo una constatazione la mia. - Cosa ti aspettavi che dipingessi paesaggi? - No, affatto, ma da un depravato come te mi sarei aspettata qualcosa di più torbido, con dei colori più vivaci. Quando mi hai confidato che dipingevi ho immaginato che il tuo stile fosse simile a quello dei futuristi. Ti consideravo un novello Boccioni, un Balla, o un Severini. - Ma va, non lusingarmi troppo, e poi non dipingo più da anni ormai. Ho smesso dopo che ho cominciato a scrivere racconti. - Peccato! Mi piace quella copia di un nudo di Modì. - disse indicando il quadro appeso alla parete a fianco del caminetto a legna. - Dovresti continuare a dipingere. - Potrei decidermi a farlo soltanto se tu mi facessi da modella. Ilaria si mise a ridere e parve sconfiggere la malinconia che aveva sul suo viso. - Beh, allora sono riuscito a farti ridere, visto? - Lo so che sei caro, tu. - E lui, no? - Lui non c’è più. - Peccato. Quanto è durato il vostro rapporto. Tre anni? - Più o meno. - Rimpianti? - Sì, molti, perché lo amo ancora, io. - E lui lo sa? - Certo che lo sa, ma penso che abbia un’altra donna. - Ah! - Colpa dei troppi chilometri di distanza che ci separavano, forse. Ci vedevamo solo nei fine settimana e durante il periodo delle ferie. Troppo poco. - In tutto questo tempo ho rispettato la tua privacy e non ti ho mai cercata, anche se avrei desiderato farlo. Avrei voluto dirti che sbagliavi, che per nessun motivo avresti dovuto rinunciare a scrivere. Lui ti ha conosciuto come scrittrice di racconti erotici, ti ha amato anche per questo, dunque di cosa aveva paura? - No, non è come pensi tu. - Se una persona ama davvero la propria donna dovrebbe incoraggiarne il talento. Lui al contrario ha preteso che depennassi il nickname dalla rete. E’ giusto questo? - Ma cosa ne sai. - Lo so, lo so. Lui non ti amava a sufficienza, era egoista ed insicuro, altrimenti sarebbe stato felice che scrivessi i racconti, non credi? Ilaria non riuscì a controbattere le mie asserzioni, da ognuna delle sue palpebre presero a colarle delle lacrime e si mise a singhiozzare Seduti sul divano gustammo il gelato che mi aveva portato in dono. In meno di dieci minuti ripulimmo il barattolo da mezzo chilo. Soltanto allora mi sporsi verso di lei e le diedi un bacio, sulle labbra. E subito dopo un altro ancora. Con mia grande sorpresa mi seguì fino in camera senza fare storie. Si tolse gli stivali buttandoli sul pavimento uno dopo l’altro, poi si liberò dei vestiti. La imitai e cominciai anch’io a svestirmi. Mi sentivo in imbarazzo a spogliarmi in sua presenza, lei invece non tradì alcun disagio. M’infilai sotto le lenzuola e subito dopo entrò anche lei nel letto e si strinse accanto a me. Il corpo d’Ilaria era morbido e caldo, e profumava di rabarbaro. Aveva la pelle chiara come il latte, i capelli rossi e le labbra della bocca sporgenti. Allungai una mano e la lasciai cadere sulla fessura fra le cosce. Ilaria divaricò le gambe smaniosa di farsi penetrare. Mi strinse il cazzo nella mano e cominciò a carezzarlo. Le salii sopra e diedi dei colpi rabbiosi, brutali, come se dovessi punirla per il lungo periodo che non si era fatta sentire. Stavo facendo l’amore con una ragazza molto più giovane di me e non riuscivo a capacitarmi come fosse potuto accadere. Ilaria aveva la figa stretta ed era un piacere scoparla. Ogni tanto estraevo il cazzo e la penetravo di nuovo, godendo del piacere che sapevo darmi ogni volta che la penetravo. Ilaria ci sapeva fare. Era davvero fantastica nel fare l’amore. Strizzava il cazzo che era una meraviglia, lo faceva ostacolando i movimenti della cappella mentre l’estraevo per riprendere subito dopo a scoparla. Eravamo eccitati più del normale e sudavamo come animali. Cominciai a baciarla rovistandole la bocca con la lingua e lei fece lo stesso facendomi dono della sua. Avrei desiderato prolungare all’infinito quegli attimi di piacere senza raggiungere l’orgasmo. Menai alcuni colpi col cazzo con rabbia e lei cominciò a scrollare la testa sul guanciale. La baciai con violenza piegandole il capo all’indietro. Ilaria si liberò dall’abbraccio e si mise cavalcioni sopra di me, nella posizione dello smorzacandela. Nuda, con la schiena e il capo inarcati all’indietro, fece scivolare i capelli alle proprie spalle. Stese le braccia sul mio petto fino a toccarmi le tette con le dita, poi cominciò a scoparmi. Pareva trovarci gusto nello strizzarmi i capezzoli, consapevole che questo contatto avrebbe accresciuto il mio piacere. Mi abbandonai alle sue carezze stringendo le mani attorno alle sue natiche, agevolando i colpi e la penetrazione del cazzo nella figa. - Vengo…vengo… - urlai. Scivolò col bacino all’indietro, verso le mie ginocchia. Accucciandosi prese il cazzo nella bocca. I suoi capelli rossi si sparsero sul mio addome. Quando le sborrai fra le labbra mi sembrò di morire. In quel momento affondai le mani nei suoi capelli, l’attirai verso me e mi sembrò di perdere conoscenza per il piacere che mi stava procurando. Ilaria rimase a lungo silenziosa a scrutare il soffitto. Aveva i peli del pube dorati e mi deliziai a guardare la sua statuaria bellezza. Era stata una bella scopata e anche il gelato che mi aveva portato in regalo si era rivelato davvero squisito.

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Il succhiotto

Alle dieci della mattina la fascia di arenile che da Marinella si estende fino a Forte dei Marmi era affollata di bagnanti sino alla battigia. Accalcati come api dentro un alveare, uomini, donne, bambini e anziani, erano distesi sulla sabbia ad abbronzarsi. Ed io ero come tutti loro. Avevo lasciato Parma di buon ora, verso le otto, in compagnia di Giusy, intenzionata a trascorrere il giorno di festa coricata sulla sabbia a prendere la tintarella, lasciandomi alle spalle le ansie e le preoccupazioni della vita quotidiana. Una leggera brezza marina trascinava verso la spiaggia il profumo della salsedine. L’odore andava a mischiarsi alla nauseabonda puzza che proveniva dalla pineta, poco distante dalla spiaggia, dove alcuni gitanti stavano arrostendo carne e pesce sulla griglia di qualche barbecou. La musica del lettore Mp3 vibrava nelle membrane degli auricolari che tenevo appiccicati alle orecchie. Da ogni direzione giungeva, insistente, a intervalli regolari, il trillo dei cellulari. Lo strepitio di voci, suoni, imprecazioni ed urla, mi teneva compagnia in quella che doveva essere una tranquilla domenica di riposo. Prelevai dalla borsa da mare un flacone di ambra solare e mi sistemai sopra lo sdraio. Cosparsi il latte idratante sulla pelle, iniziando dalle braccia, spalmandolo con cura, senza troppa fretta. Indossato avevo solo un tanga nero così minuscolo da farlo sembrare invisibile. La parte superiore del costume l’avevo tolta per abbronzarmi integralmente le tette. Giusy si alzò dallo sdraio dove stava coricata, prese il flacone di crema solare e s’incaricò di cospargermela sulla schiena. Spruzzò più volte la crema sulla pelle massaggiandomi le spalle. Girai il capo nella sua direzione e la guardai in viso. D’improvviso mi prese una dannata voglia di baciarla. Avrei voluto infilarle la lingua fra le labbra e crogiolarmi della saliva che occupava la sua bocca. Invece restammo a guardarci per qualche istante consce del desiderio che albergava in entrambe. Piegai il capo da un lato e andai a strusciarle il dorso della mano con la guancia. Giusy mi appariva bellissima, molto più del solito. Gli occhi azzurri, simili a due zaffiri, sprigionavano un particolare bagliore ogni volta che i nostri occhi andavano a incrociarsi. Mi coricai supina sullo sdraio e rimasi in attesa di ricevere ancora una volta le sue carezze. Giusy cosparse la crema d’ambra solare sulle mammelle. L’insistente contatto delle dita mi provocò l’inturgidimento dei capezzoli. Proseguì nel distribuire il latte idratante sulle areole dei capezzoli facendomi gemere dal piacere. Le carezze di Giusy sulla pelle mi trascinarono in un vortice di eccitante passione. Mi abbandonai alle sue amorevoli cure permettendo che le dite mi esplorassero il ventre sino a raggiungere il pube. In quell’istante emisi dei gemiti, brevi, ma inconsulti. Non mi scostai da lì, lasciai che Giusy si dilettasse nel toccarmi senza mai spostarmi. La gente tutt’intorno sembrava non interessarsi ai nostri giochi amorosi. Ai più dovevano sembrare gesti innocenti quelli della mia compagna, ma non era così perché ero eccitatissima. Nella spiaggia la maggioranza dei bagnanti erano impegnati a fare qualcosa. I Vu-Cumprà offrivano della mercanzia, i bambini giocavano a nascondino rincorrendosi tra gli sdrai, gli anziani giocavano a carte all’ombra dei parasole, i cellulari squillavano, le radioline emettevano musica. Tutti erano in attesa del pranzo di mezzogiorno. - Bomboloni… bomboloni… bomboloniii… - Gelati… cornetti… ghiaccioli… - Cocco… cocco… coccooo… Divaricai le cosce augurandomi che Giusy si affrettasse nello spruzzare dell’altro latte idratante sulla pelle. Proseguì a massaggiarmi esercitando dei movimenti delicati con le mani, poi si fece più audace. Risalì con le dita le cosce fino a raggiungere l’inguine sfiorando più volte le labbra della passera infilandosi sotto il tessuto del tanga. Il massaggio delle sue mai era tonificante. Tenevo gli occhi socchiusi e non osavo guardarla in viso per non correre il rischio di abbracciarla davanti a tutta la gente. L’unguento, oltre a produrre sulla pelle un’azione idratante, esercitava una azione umidificante della fica che sentivo bagnata d’umore per merito delle carezze della mia compagna. Giusy proseguì nella sua opera detergendomi il liquido sulle gambe fino a raggiungere le falangi dei piedi. Si occupò di strofinarle con devozione, solleticandomi gli alluci. Trascinai via i piedi scostandoli da una parte. Allora Giusy si allontanò e andò a distendersi sul lettino di fianco al mio. Prima d’immergersi nella lettura di un libro, lanciò uno sguardo nella mia direzione e sorrise. Rimasi col fiato sospeso lasciando che il mio stato di eccitazione sbollisse poco per volta. Inforcai gli occhiali da sole e, prima di riprendere la lettura del libro, mi guardai attorno protetta dalle spesse lenti nere agli occhi. Alcuni ragazzi transitarono dinanzi alla postazione dove stavo coricata. Si fermarono e rimasero ad osservare il mio corpo nudo impudicamente esposto ai loro sguardi. Le tette sembrarono attirare il loro interesse. Rimasi lusingata da tante attenzioni. Chiusi gli occhi per l’imbarazzo e li riaprii solo quando se ne furono andati. Le vibrazioni della voce di Jennifer Lopez sollecitavano i timpani delle mie orecchie impedendomi di ascoltare un qualsiasi altro rumore Girai il capo da un lato e con sommo stupore vidi avvicinarsi, quatto quatto, un bimbo della presumibile età di un anno o poco più. Carponi scivolava sulla sabbia deciso ad accostarsi al lettino dove stavo coricata. L’osservai con curiosità, consapevole che aveva approfittato di una distrazione della madre o di chi l’aveva in custodia per svignarsela e andare alla scoperta del mondo circostante. Nel momento in cui raggiunse lo sdraio si aggrappò al legno che faceva da sostegno al lettino. Abbarbicato sulle mie gambe volse lo sguardo nella mia direzione. I capelli scuri, scompigliati, facevano da contorno al viso sorridente e alle guance paffute. Il pistolino che gli penzolava fra le cosce non lasciava dubbi sul sesso del fanciullo. Facendosi forza con entrambe le mani s’inerpicò sul lettino sgattaiolandomi sulle cosce fino a stendersi sul mio ventre. Sorpresa per quell’imprevista incursione non sapevo come comportarmi. Eppure durante l’esercizio della mia professione d’infermiera mi era capitato in più di una occasione di avere a che fare con dei bambini, invece ero imbarazzata. Tutt’a un tratto allungò le dita su di una tetta. Avvicinò le labbra ad un capezzolo e iniziò a succhiarlo per suggere il latte. Sorpresa dall’evolversi della situazione mi sentii smarrita, incapace di una qualsiasi reazione. Le labbra del bimbo succhiavano il capezzolo inglobandolo per intero nella bocca. La minuscola mano cingeva la rotondità del seno e sembrava volerlo attirare con forza a sé. Non era eccitazione quella che provavo, ma un piacere inconsueto mi pervase. Non avevo mai assaporato una simile sensazione. Accarezzai il capo del bimbo e lasciai che succhiasse il capezzolo. Le grida di una donna vennero a interrompere l’azione del pupo. - Ma che fa. Non si vergogna? Mica è suo figlio questo. Sporcacciona! Ma guarda che razza di puttane ci sono su questa spiaggia. Si vergogni! - Ma, io… veramente. - Stia zitta! Altrimenti vado a denunciarla ai carabinieri. Ad urlare era una donna anziana. Probabilmente era lei ad avere in custodia il bambino. Mi strappò dal capezzolo il bimbo e lo prese fra le braccia. - La denuncio! La denuncio! Ma guarda un po’ cosa si deve vedere su questa spiaggia. - Ma dai Grazia… lascia stare. - cercò di rabbonirla un uomo anziano che l’accompagnava. Il bimbo, sorpreso da tanta confusione, incomincio a piangere come sono soliti fare i lattanti quando gli viene tolto l’oggetto del loro piacere. Nel frattempo attorno a noi era andato formandosi un capannello di gente. I due anziani ripresero posto sotto l’ombrellone a poche passi da me e da Giusy. La folla di curiosi, sbollito l’interesse, si allontanò poco per volta. Ognuno tornò alle proprie occupazioni. Al ritorno dal mare l’autostrada della Cisa era intasata di autovetture. Alla guida dell’Opel Tigra rincorrevo un serpentone di autovetture costrette a rallentate la velocità a causa dei lavori di manutenzione alla sede stradale. - Si può sapere che cazzo c’hai? Erika? E’ tutto il giorno che non biascichi una sola parola. Ti ho fatto qualcosa? Sei arrabbiata con me? Giusy appoggiò la mano sulla mia che impugnava la leva del cambio e l’accarezzò. - Non sono arrabbiata, sono solo stanca. Lo sai che il sole mi provoca stanchezza. Adoravo Giusy, era la mia compagna ideale. Stavo bene insieme a lei e ne ero innamorata, ma sulla spiaggia avevo preso coscienza di quanto era stato bello scoprirsi madre, seppure per pochi istanti, fino ad allora avevo rimosso questa eventualità. Tenere attaccato al capezzolo quel bimbo, seppure per pochi istanti, mi aveva lasciato addosso un grande rimpianto. La luce dei fari frugava nel buio della notte e illuminava la sede stradale. Seduta nell’abitacolo guidai con cautela attenendomi ai limiti raccomandati dalla segnaletica stradale. Dopo un viaggio di due ore raggiungemmo la pianura, finalmente eravamo di nuovo a casa.

Femmina letale

Da un po’ di tempo fatico a prendere sonno. Trascorro le notti sveglio, con gli occhi socchiusi, in attesa che sopraggiunga il mattino. Con l’insonnia nulla è reale, nemmeno il buio della stanza da letto. La mia mente fa i capricci e mi provoca delle allucinazioni. Ho smesso d’avere polluzioni notturne ed ho persino cessato di masturbarmi com’ero solito fare ogni mattina al risveglio. Conduco una vita anonima, intrappolato in un sistema di cui conosco l’inutilità ma da cui non so come fare ad uscirne.
    Ho sempre pensato che il successo e il denaro fossero la cosa più importante da rincorrere nella vita, poi un giorno ho conosciuto Alice e sono cambiato. Fino ad allora avevo considerato la seduzione come un complemento del sesso, importante solo in quei soggetti privi di temperamento e di una vita professionale eccitante. Sbagliavo, l’ho compreso quando ho conosciuto Alice. E’ stato Giorgio ad indirizzarmi a lei.

- Le telefoni e le chiedi il trattamento completo. - mi aveva suggerito. - Lei capirà cosa desideri fare. In questo modo, oltre al solito massaggio, ti masturberà. Se poi le sei simpatico potrebbe anche farti un pompino, chissà! A me purtroppo non è ancora accaduto, ma si vocifera che a qualche cliente sia successo. Ricorda piuttosto che il prezzo del massaggio è di 50 Euro. Se ti propone degli extra chiedile in anticipo il prezzo, capito. 

Giorgio aveva lasciato il discorso in sospeso di proposito. Nonostante le mie insistenze non ero riuscito a scucirgli una sola parola sulla tipologia degli extra, ma avevo fiducia in lui e nei suoi gusti sessuali. Qualche giorno dopo il nostro colloquio decisi di comporre il numero di telefono che mi aveva indicato.
    Una voce calda e sensuale diede risposta all’altro capo della linea. Non fu difficile prendere l’appuntamento. Apposta rimarcai la frase "trattamento completo" come mi era stato consigliato da Giorgio, ma lei sembrò non darsene troppa cura.
L’ambulatorio dove Alice eseguiva i massaggi si trovava in una palazzina alla periferia della città. Mi presentai all’abitazione con qualche minuto d’anticipo sull’orario concordato. Per non esserle di disturbo nel caso fosse stata impegnata con un altro cliente rimasi in attesa sul marciapiede sino all’ora convenuta, poi suonai il campanello.
    La donna che trovai ad attendermi sulla porta dell’appartamento mostrava una trentina d’anni o poco più. Minuta, con le forme del corpo lievemente arrotondate, indossava un camice bianco molto aderente e sbottonato sul davanti, con bene in mostra l’attaccatura dei seni. 
    - Venga, si accomodi dentro casa. - disse dandomi il benvenuto con un ampio sorriso, dopodiché mi guidò dentro una camera.
    - Ho adibito una stanza dell’appartamento ad ambulatorio. E’ qui che pratico i massaggi. L’ambiente è famigliare e mette a proprio agio i clienti, non crede?
    - Sì, certo. - risposi con evidente disagio.
    Rimasi subito sedotto dai suoi modi semplici e gentili. Dopo avermi fatto accomodare nella stanza m’invitò a liberarmi degli abiti.
    - Trattamento completo, vero?
    Imbarazzato, ma non troppo, risposi di sì.
    - Deve togliersi anche gli slip e sistemarsi supino sul lettino.
    Ubbidii e mi liberai delle mutande, poi mi coricai sul lettino. Alice cosparse le mani di un unguento profumato e iniziò a manipolare il mio corpo cominciando dagli arti inferiori, poi risalì lungo il tronco fino a raggiungere le spalle. Il procedimento terapeutico del massaggio consisteva essenzialmente nel comprimere la superficie della pelle con le dita delle mani, colpendola con tocchi leggeri. Nell’eseguire questo tipo di stimolazione Alice era davvero preparata, ebbi modo di apprezzarne le qualità già dalla prima seduta quando mi fece sborrare senza mai sfiorarmi il cazzo con le mani.
    La volta successiva, messo sull’avviso dalla precedente esperienza, riuscii a contenere la voglia che avevo di eiaculare, così dopo mezz’ora di manipolazioni la donna fu costretta a toccarmi il cazzo per farmi venire. Le sborrai nelle mani e mi piacque.
    Alice riuscì a sedurmi già dai primi incontri. Al primo appuntamento non parlò molto, si limitò a massaggiarmi, mantenendo un atteggiamento cordiale, seppure molto professionale. Soltanto dopo qualche seduta, sollecitata dalla mia verve, riuscii a farle scambiare qualche parola mentre eseguiva i massaggi, anche se pareva restia dal farlo per non spezzare l’armonia dei suoi gesti.
    Prima di conoscerla non sapevo in cosa consisteva l’arte della seduzione dei corpi.  Da quando è entrata nella mia vita il sesso ha occupato il primo posto nei miei pensieri e non riesco più a liberarmene.
Un pomeriggio, mentre stavo per raggiungere l’apice del piacere, Alice chinò il viso fra le mie cosce imprigionò il cazzo nella bocca e cominciò a spompinarlo. Non ero preparato ad un simile evento, anche se desideravo che me lo succhiasse dal primo giorno che avevo messo piede nell’ambulatorio. Lo fece di sua iniziativa salvo pretendere un congruo extra per quella prestazione accessoria.
    Iniziò a leccarmi la cappella subito dopo averla introdotta nella bocca per pochi centimetri. Accompagnò i movimenti delle labbra con quelli della mano che blandiva il cazzo masturbandolo con abilità. Venni in poco tempo, la stessa cosa accadde tutte le volte in cui mi fece dono della sua bocca. Durante questo tipo di coito non le sborrai mai fra le labbra, anche se avrei desiderato farlo in più di una occasione, perché ogni volta si ritraeva impedendomi di farlo.
    Alice era diventata peggio di una droga. Una droga di cui non riuscivo più a fare a meno. Non mi era mai capitato di conoscere una donna seducente come lei. Tutte le donne che avevo conosciuto prima di stare con lei non erano alla sua altezza. Ogni prestazione accessoria prevedeva una integrazione della tariffa che ero felice di riconoscerle. In questo si era dimostrata un’ottima imprenditrice. Un giorno, quando ormai ero diventato il suo più affezionato cliente, mi propose un particolare tipo di massaggio orientale.
    - Ti va di provarlo?
    - Sì. - dissi senza esitazione alcuna.
    La volta successiva mi ritrovai immerso in una grande vasca di ceramica piena di acqua calda in sua compagnia. L’aveva preparata con poca acqua e tanta schiuma di sapone. I vapori che ne uscivano avevano un profumo di essenze naturali. Dopo un po’ che stavo in acqua in sua compagnia iniziò a strofinare il proprio corpo sul mio levigandomi la pelle. Andò avanti a strusciarsi fintanto che le sborrai addosso mentre ero attraversato in tutto il corpo da fremiti. Nessun altro tipo di massaggio mi aveva fatto raggiungere un simile piacere. 
    Quando uscii dall’acqua si adoperò ad asciugarmi il corpo, poi mi fece accomodare sul letto dell’ambulatorio. Mi deterse la pelle con speciali unguenti aromatici che avevano lo scopo di ingentilirmi l’olfatto. Prese a massaggiarmi la schiena servendosi solo dei piedi, poi si mise strofinarmi la figa contro le natiche. Mi rivoltò e incominciò a strisciare la punta dei capezzoli sulla pelle provocandomi un inaudito stato d’eccitazione. Sebbene sveglio ero in un totale stato di trance. Mi fece sborrare usando le dita dei piedi mentre stava ritta sopra di me e mi guardava dall’alto al basso.

Alice è stata arrestata. Tuttora è detenuta nelle carceri circondariali di Reggio Emilia. All’epoca i giornali diedero grande risalto al decesso di un trentenne sul lettino del suo ambulatorio. I cronisti sostennero che il giovane era spirato durante un particolare gioco sessuale. 
    Ho conosciuto l’arte della seduzione e ne sono rimasto scioccato. L’unica cosa che ho in abbondanza sono i soldi, ma con quelli non si seduce, si compera soltanto, lei invece sapeva sedurmi e farmi godere.

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Sul filo del rasoio

Spesso nella vita succedono cose impreviste ed inaspettate. Eventi banali ci possono portare a fare cose che non ci saremmo mai sognati di fare ed emergono parti di noi che sono rimaste sopite nel fondo della nostra anima. Mi chiamo Eliana, ho 42 anni. Mi sono sposata molto giovane con l’uomo sbagliato. Questo errore l’ho pagato caro, la separazione, il divorzio e un figlio da tirare su praticamente da sola. In questa piccola città del famoso nord est, ricca ma bigotta, sono stata gentilmente emarginata, sorrisi ipocriti e bisbigli di comari hanno sempre accompagnato ogni mia apparizione. Non che sia stata messa al bando, ma chiaramente non sono molto gradita, non sono l’esempio da seguire. Sul lavoro niente da dire, so fare bene il mio mestiere mi cercano e mi pagano bene, ma nessuna vera amicizia né confidenza. Anche gli uomini si sono sempre mostrati interessati alla preda facile ma senza intenzione di costruire una storia seria. Così col tempo ho finito per disinteressarmi a loro. Mio figlio, Luca è un bel ragazzo di 17 anni ed è di fatto tutta la mia vita. È un po’ timido e introverso, e questo si spiega con la mancanza di una figura maschile in casa, ma ha un buon carattere ed abbiamo un ottimo rapporto fatto di confidenza e complicità. Viviamo in una villetta alla periferia del paese e quest’estate, su pressante richiesta di Luca, abbiamo fatto installare un impianto satellitare. Tutto cominciò qualche giorno dopo. chiesi a Luca più esperto di me a districarsi fra i mille canali televisivi << C’è un bel giallo su tele+, di quelli che piacciono te>> << Bene>> replicai Nella disputa per installare l’impianto satellitare avevo posto come condizione di abilitare il televisore della mia camera da letto per evitare notti insonni a Luca. Ci mettemmo a letto con pop corn e coca cola in tenuta da notte, mutande e maglietta, tanto sapevo che a metà film mi sarei addormentata. Cosa che regolarmente avvenne. Non era un vero sonno profondo quanto un addormentarsi e riprendere coscienza a momenti e poi ricadere nelle braccia di Morfeo. Luca, quando si accorse del mio appisolamento, iniziò a cambiare canale e come immaginavo si fermò su un film erotico. Intravedevo sullo schermo donne e uomini nudi, ammucchiate, insomma, le solite cose di questo genere di film. Luca era molto interessato, immaginavo sin dall’inizio quale fosse il suo vero interesse per la tv satellitare, alla sua età era del tutto normale. Quando riaprii gli occhi, poco dopo, la cosa non mi parve più tanto normale. Luca si stava masturbando. Si era abbassato i boxer e, cercando di fare più piano possibile, se lo stava menando di gusto. Nel letto di sua madre, il porcello. Vedevo il suo uccello praticamente vicino al mio viso, Luca era seduto con la schiena appoggiata alla spalliera del letto. Ormai ero sveglia e non sapevo cosa fare. Avrei dovuto fargli una scenata, ma non né avevo assolutamente voglia, ero più sorpresa che arrabbiata. Così lo lasciai fare. Sempre fingendo di dormire continuai ad osservare i movimenti della sua mano, le contrazioni del suo bacino e, quando venne, gli schizzi abbondanti di sperma che gli inondavano la pancia. Dopo essersi ripreso spense la televisione e, cercando di non imbrattare dappertutto, si alzò e se tornò in camera sua. Rimuginai un po’ su quanto era successo e sulla faccia tosta di mio figlio, poi mi addormentai. La mattina dopo, a colazione, Luca si comportò come tutti gli altri giorni, era tutto normale, io invece ero un po’ scombussolata, scoprire così la sessualità di mio figlio e soprattutto la sua impudenza mi aveva un po’ turbata. Andai al lavoro, mi sarebbe piaciuto parlarne con qualcuno, ma non avevo amiche così intime, anzi chissà cosa avrebbero pensato, così tenni la cosa per me rimugginandoci sopra tutta la mattina e giunsi alla conclusione che il mio turbamento era ingiustificato e forse era dovuto al fatto di non avere più una mia vita sessuale. Qualche giorno dopo, mentre Luca era fuori, decisi di fare una piccola ricerca nella sua camera con la scusa di mettere in ordine. Volevo conoscere meglio mio figlio ed ero sicura che se era così attratto dalla pornografia avrei trovato delle riviste nascoste da qualche parte. Non volevo fargli una scenata ma ero molto curiosa. Non feci fatica a trovarle, erano in fondo ad un cassetto. Una decina di riviste, ne sfogliai qualcuna. Le solite cose. Notai però che ce n’era una particolarmente stropicciata e con macchie inequivocabili. La sfogliai, alcune pagine erano quasi incollate, evidentemente era la sua preferita, quella con cui dava sfogo ai sensi. Non riuscivo a capire cosa l’attirasse tanto di quella rivista poi, guardando meglio, capii. Tutte le donne erano perfettamente depilate, a parte i capelli, non c’era ombra di peli, le loro fighe erano perfettamente delineate. Chissà cosa ci trova di tanto eccitante pensai, forse l’esibizione spudorata di una figa veramente nuda, senza neppure i suoi peli. Rimisi tutto come avevo trovato e non ci pensai più, però mi accorsi che cominciavo a guardare Luca con altri occhi, i suoi vizietti e le sue manie me lo rendevano, in fondo, più simpatico. Si avvicinava il periodo delle ferie, avevo prenotato una settimana al mare in Corsica, sarebbe venuto anche Luca. Per l’occasione comprai un paio di costumi nuovi, molto carini. Il giorno prima della partenza mi accinsi a togliere i peli superflui che rischiavano di spuntare dal costume. Ripensando ai gusti di Luca mi balenò un’idea un po’ perversa. Depilarmi completamente e, stuzzicare Luca. era diventato rosso si precipitò a prenderli. Era visibilmente eccitato. Che spudorato, non riuscivo a credere alle mie orecchie Gli girai le spalle ed entrai in bagno. Che sfacciato. Si sarà reso conto, pensavo fra me, possibile che fosse così eccitato all’idea da perdere il senso della misura. Certo anch’io me l’ero proprio andata a cercare. Intanto mi ero tolta i pantaloni e gli slip e, mentre cercavo gli strumenti per la depilazione, avvertii la sensazione di essere osservata. Certo, pensai, se era così eccitato da perdere il senso dalla misura cosa gli impedisce di spiarmi dal buco della serratura. Mi accorsi che la cosa un po’ m’intrigava. Era un bel po’ che non ero fatta oggetto d’attenzioni sessuali. Mi guardai allo specchio. Ero sempre una bella donna, alta e asciutta senza un filo di cellulite. Mi carezzi la pancia. E va bene, dissi fra me, se è questo che vuole facciamo contento lo sporcaccione. Mi sedetti sul bordo della vasca sul lato davanti la porta, aprii le gambe e con le forbici cominciai a tagliare i peli a ciuffi, dopo questa sfoltita, presi la bomboletta della schiuma da barba, l’agitai per benino e, raccoltane un po’ sulla mano, cominciai a spargerla sul pube. Stavo facendo le cose con molta calma e sensualità. Mi stava salendo un’eccitazione languida. Era tutto così piacevole, l’idea che Luca stesse spiando dal buco della serratura poi, rendeva tutto più intrigante. Feci passare qualche minuto, poi presi il rasoio e iniziai a radermi. Il contatto freddo della lama sulla pelle mi dava i brividi. Non avrei mai immaginato che la cosa potesse essere così eccitante. Dovevo fare uno sforzo per concentrarmi sulla rasatura perché, l’eccitazione mi stava facendo tremare la mano. Fortuna che era un rasoio usa e getta, fosse stato uno di quelli vecchi a mano libera in questo stato sarebbe stata un’operazione molto pericolosa. Ma forse più eccitante. Avevo appoggiato uno specchio tondo su un panchetto dentro la vasca dal quale seguivo le operazioni nelle zone più interne. Appoggiai prima un piede e poi l’altro sui lati della vasca per radere a fondo tutti i peli. Lo specchio mi rimandava l’immagine della mia figa spudoratamente nuda e spalancata, data la posizione. Pensai a Luca fuori la porta, doveva essere in delirio, chissà se si stava già masturbando o se avrebbe rimandato l’operazione a più tardi. Finii di radermi, passai una salvietta inumidita per togliere i residui di schiuma e m’incantai ad osservare il risultato. Mi piaceva, mi trovavo molto arrapante. Avevo acquistato una crema emolliente per placare l’irritazione e cominciai a spargerla sulla pelle mentre continuavo a guardarmi allo specchio. Ero sempre più eccitata. Dovevo masturbarmi. Non in quella posizione però, va bene essere comprensivi con i figli ma c’è un limite a tutto. Questa era una cosa solo mia. Mi girai dando la schiena alla porta e mi accarezzai dopo tanto tempo. Il clitoride era completamente scappucciato, lo accarezzai con la punta delle dita, brividi di piacere mi correvano lungo la schiena. Avrei voluto dare sfogo alla mia libidine in modo selvaggio ma dovevo contenermi, così continuai a titillarmi lentamente. Cercai di trattenermi nell’orgasmo ma, un lungo e potente brivido mi corse lungo la schiena. Se Luca era ancora alla porta non avrebbe potuto non capire. Ma sì, in fondo chi se ne importa. Uno pari. Mi risistemai e uscii dal bagno. Luca ovviamente non c’era. La porta della sua camera era chiusa. Mi avvicinai e accostai l’occhio al buco della serratura. Si vedevano solo le gambe. Aveva i jeans alle ginocchia e le sue gambe erano in preda allo spasimo. Aveva visto tutto. Le vacanze in Corsica furono stupende. Il villaggio era nuovo e ben organizzato, il mare bellissimo. Ogni tanto ripensavo con languore a quanto accaduto. In fondo non era successo nulla d’irreparabile e, soprattutto era piaciuto a tutt’e due. Luca mi marcava stretto. Sembrava quasi geloso. Dopo qualche giorno i peli cominciarono a ricrescere con un fastidioso prurito. chiesi a Luca. Divenne rosso <

  • > farfugliò Cercava di fare l’indifferente ma il pomo d’Adamo tradiva la sua eccitazione mi rispose. lo abbracciai da dietro <> Ebbe un fremito. Questa volta non volevo testimoni. Approfittai che Luca era in barca a fare un’escursione e, dopo essermi assicurata che la porta del bungalow fosse ben chiusa, misi un asciugamano sul letto e lo specchio tondo fra le gambe aperte. Riprovai la stessa eccitazione, questa volta però potei dar sfogo alla mia libidine in maniera selvaggia. Peccato soltanto doverlo fare sottovoce. La sera Luca s’accorse che il suo rasoio era fuori posto. chiese con voce neutra Era visibilmente deluso. Aveva capito che io sapevo e che non volevo che mi spiasse. Passò la serata in preda ad un evidente malumore. Un po’ mi dispiaceva. Tornati a casa riprendemmo la vita di tutti i giorni. Come promesso a Luca comprai rasoi solo per me. Le operazioni di rasatura le effettuavo quando Luca non era in casa. Radermi era diventa un’eccitante abitudine. Ogni tanto Luca alludeva alla cosa, chiedendomi rasoi in prestito o facendo battutine. Io stavo allo scherzo. Mi piaceva sapere che mio figlio conosceva i miei piccoli segreti. Verso la fine dell’estate Luca compiva gli anni. Era stato promosso con ottimi voti ed io avevo chiuso un bel contratto. Così, anche per farmi perdonare, la mattina del suo compleanno, prima di uscire, gli annunciai . rispose lui eccitato. Mi si avvicinò e con voce languida mi sussurrò Non l’avrei mai immaginato. Ebbi uno scatto d’ira Uscii sbattendo la porta. Sentii Luca da dentro che strillava Ero imbestialita. Ci volle un po’ perché mi calmassi. Al lavoro fu una mattinata tranquilla. Chiamai il pasticcere e ordinai la torta per il compleanno. Che idiota, pensai, ma non si rende conto. Certo anch’io l’ho stuzzicato…Però… spiarmi è un conto ma quello che vuole lui è troppo. Lì per lì avevo deciso di non regalargli niente, poi ci ripensai. Prima di tornare a casa entrai al centro commerciale e cominciai a curiosare fra i reparti. Cosa può piacere ad un ragazzo di 17 anni? Guardavo ma non trovavo niente che potesse andare. Non sapevo cosa potesse piacere a mio figlio? Cioè lo sapevo, me l’aveva chiesto lui…. Rimasi folgorata quando lo vidi. Ero nel reparto articoli da uomo, e, lì in bella mostra, c’era un rasoio a mano libera con il manico d’argento. Ebbi un tuffo al cuore. E sia, mi dissi, questo è un segno del destino. In fondo, confessai a me stessa, anch’io lo voglio. Guardai meglio il rasoio, non era proprio come quelli di una volta, la lama era un contenitore di lamette speciali. <<È sicuro come un rasoio radi e getta>> mi disse il commesso riposi Scelsi un sapone con un profumo dolce e aromatico, e presi tutto il set. Con il pacchetto sotto il braccio passai a ritirare la torta e tornai a casa. Luca mi aspettava. Sembrava tutto normale. mi disse dissi lo abbracciai gli dissi dandogli il pacchetto. Fece la faccia triste . Ci mettemmo a tavola. Ero allegra ed eccitata. Il vino mi rese leggera e incosciente quanto serviva. Dopo la torta ci sedemmo sul divano. Spiavo Luca che scartava il pacchetto. Quando l’aprì ebbe un tuffo al cuore. esclamò incredulo l’abbracciai Arrossì riuscì a sussurrare. dissi prendendolo per mano Avevo preparato tutto con cura, salviette profumate, una bacinella d’acqua. Misi un asciugamano in mezzo al letto mi rispose eccitatissimo. Mi sfilai la gonna, ero senza slip. Gli fece l’effetto di un pugno allo stomaco. dissi sdraiandomi sull’asciugamano. Non se lo fece ripetere due volte in attimo si tolse jeans e camicia, vedevo il suo uccello che premeva dai boxer. Ero a gambe aperte davanti mio figlio, ma non provavo il minimo pudore. I peli erano cresciuti al punto giusto. Luca li accarezzava estasiato. riuscì a dire. . Cominciò ad insaponare il pennello, quell’attesa portava l’eccitazione alle stelle, poi sentii la schiuma tiepida e profumata sulla pelle. Ero eccitatissima, avrei fatto qualsiasi cosa, ma m’imposi di trattenermi. Vidi Luca impugnare il rasoio, quando la lama mi toccò ebbi un lungo brivido di piacere mormorò Luca più eccitato di me . Mi sorrise. Fu una lunghissima e piacevole tortura, Luca passava e ripassava il rasoio e i miei brividi di piacere erano irrefrenabili. Mi spalmò la crema lenitiva con mani tremanti, sempre più giù, sempre più vicino al clitoride. la voce rotta dall’eccitazione. Si capiva che non sapeva fin dove poteva spingersi. Allora gli afferrai la testa e la spinsi fra le mie gambe in un bacio bollente. Volevo di più, che mordesse il clitoride, volevo sentire il dolore. Il barattolo del sapone era lì vicino, vi affondai le dita e mi umettai il buchetto. Mi girai offrendo a Luca lo spettalo del mio culo spalancato davanti ai suoi occhi. Non ci fu bisogno di parole. Sentii la punta del suo uccello farsi strada dentro le mie viscere. Sì. Fitte di dolore si alternavano a momenti di estasi, finché non fu tutto dentro di me, poi con movimenti furiosi raggiungemmo l’orgasmo. Finalmente potevo gridare tutto il mio piacere. Dopo quella notte ci furono molte altre notti. Passiamo il nostro tempo a comprare saponi profumati, rasoi e pennelli. Una sera volli far provare a Luca il piacere di essere rasato. Ad eccezione dei peli del pube e della barba Luca è completamente glabro. Lo feci stendere sul letto, al mio posto e iniziai ad insaponarlo, Appena sentì il sapone sulla pelle ebbe un’erezione che mantenne per tutto il tempo. Era bellissimo così pulito e nudo. Quella sera volli sentirlo nella figa, fu una cosa dolcissima.
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    La sveglia

    Come tutte le mattine la sveglia è suonata, ma questa volta non ha solo interrotto il silenzio di una fredda mattina d’inverno, un sogno mi sta facendo vivere un’emozione forte, piacevole, eccitante, travolgente…
    Un uomo, di cui non intravedo il volto, mi stava accarezzando, le sue mani esplorando il mio corpo, prima delicatamente sfiorandomi i seni e i capezzoli, immediatamente duri e turgidi sotto quel tocco, mentre l’altra mano dal ventre, scendeva fino a toccare la peluria nera del mio sesso. Ho cominciato a sentirlo pulsare, mentre come un fiume mi sentivo bagnata tanto da colare fino alle cosce. Le sue dita hanno afferrato il clitoride stringendolo forte, sollecitandolo in maniera sempre più decisa, fino a che a un certo punto, senza preavviso e con forte irruenza, le sue dita mi hanno penetrata, spingendo sempre più a fondo. Ho allora aperto le gambe il piu possibile per permettere a quella mano di sparirmi dentro e spingendola io stessa sempre di più.
    A un tratto con uno scatto fulmineo, mi sono ritrovata sbattuta sul letto, lui sopra di me ha incominciato a leccarmi la figa, la sua lingua frenetica pulsava e gustava il mio sesso fino a farmi raggiungere l’orgasmo tanto aspettato, di cui ne ha bevuto il succo.
    È stato allora, che vogliosa di possederlo ha estratto il suo cazzo, duro e possente, dai pantaloni e all’improvviso la porta si è aperta, un altro uomo è apparso, e il mio sesso è come impazzito. Li voleva, li volevo entrambi, insieme. Ho offerto loro la figa e il culo, facendomeli riempire coi loro cazzi.
    Le mie urla erano incontrollabili.
    Mi sentivo come lacerare le membra, sentivo dolore per un’irruenza cosi forte e senza riguardi ma il piacere sovrasta tutta.
    Mi stavo facendo scopare da due uomini, che mi prendevano, mi leccavano, mi schizzavano il viso e i seni con il loro sperma e la mia perversione aumenta.
    Ho aperto le persiane della finestra, sperando che qualche vicino avesse l’istinto curioso di spiare.
    E cosi fu… forse attirato dalle mie urla e dai miei gemiti, intravedo un uomo alla finestra che ci guarda nella penombra. La cosa mi eccita e mi dico: perché non offrirgli uno spettacolo unico?
    Mentre mi faccio inculare e succhio in un esperto pompino l’altro, guardo quell’uomo che ci spia gli offro il mio sguardo, il mio corpo sotto i colpi di quei due uomini, la mia passionalità.
    Si, si sta toccando, ora siamo in quattro ma…
    Ecco la sveglia che suona!!!

    Un sogno

    antasticare su un proprio collega: a chi non è mai capitato? Sentirsi sciogliere dentro quando lo vedi passare lungo il corridoio con quell’andatura sicura. sentire un brivido ogni volta che fissa i suoi begli occhi scuri sui tuoi. lasciarsi trasportare dal suo sorriso verso i sogni più proibiti. E allora lo senti, il desiderio: il desiderio irrefrenabile di passare le dita tra i suoi riccioli scuri; di sentire il sapore della sua pelle sotto la lingua, assaggiare il suo sapore, annegarti in lui! Può diventare un problema? Forse. certo è bello immaginarsi durante le riunioni di essere presa su quel tavolo di legno lucido e vedere la dolcezza sparire e farsi furia animale. Sentire le sue mani ovunque sotto la maglia.. non avere più ne la maglia ne la camicetta - così d’un tratto- lasciarsi sfuggire un gemito quanto la sua lingua si avvolge intorno al capezzolo turgido e senti il calore, laggiù, in basso. e poi le sue dita che ti penetrano esperte mentre ti avvinghi al suo collo e respiri il suo profumo. E poi il suo sesso. rigido, forte! E senti il desiderio di gustarlo, provarlo, inebriarti del suo profumo! È un attimo e sei di fronte a lui, in ginocchio, mentre lui si appoggia al tavolo. E l’hai in bocca. Tutto quanto. Senti il suo calore, la sua urgenza mentre con la lingua colpisci freneticamente il glande; e lo senti pulsare, quando finalmente l’hai tutto tra le labbra e cominci a farlo scorrere dentro e fuori. Alzi lo sguardo e quel che vedi ti eccita ancora di più: il suo viso. il suo bel viso stravolto dal piacere: gli occhi offuscati, la testa reclinata di lato. il respiro. il respiro pesante che diventa gemito. Un suono che coccola ogni tuo gesto mentre lo lecchi lungo l’asta con calma prima di affondare di nuovo su lui. E l’eccitazione diventa spasimo, urgenza, desiderio di soddisfazione. AH! Potergli urlare SCOPAMI! Con tutto il fiato che hai in gola! Salire su quel tavolo, allargare le gambe e accoglierlo tutto. E godere di ogni colpo, di ogni spasimo, di ogni gemito fino a sentire il piacere che tracima, travolge e lascia stupiti e senza fiato. E sentire il suo calore. il calore dello sperma sparso sul tuo ventre. Il profumo di sesso che colpisce il naso e da’ alla testa. e il desiderio di ricominciare.. Beh, può diventare un problema se certe fantasie finiscono con l’impedirti di lavorare! Ma fino ad allora continuerò a sognare amplessi sfrenati ignorando ostinatamente che sei gay!

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